Sean Scully Land Sea, Palazzo Falier | 56° Biennale di Venezia

 9 maggio – 22 novembre 2015

In occasione della 56 ° Esposizione Internazionale d'Arte - la Biennale di Venezia, la Fondazione VOLUME! con il supporto di Timothy Taylor Gallery di Londra e di Kewenig Galerie di Berlino, presenta Land Sea, una mostra di Sean Scully a cura di Danilo Eccher, allestita nella prestigiosa sede di Palazzo Falier dal 9 maggio al 22 novembre 2015

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Thomas Lange e Mutsuo Hirano

Thomas Lange e Mutsuo Hirano 1/04/2015

In occasione del finissage della mostra Vuoto di Thomas Lange, l'artista e Mutsuo Hirano hanno eseguito una performance negli spazi di VOLUME! chiudendo un percorso iniziato lo scorso novembre con il suo intervento ideato per gli spazi in via San Francesco di Sales 86/88, in collaborazione con Davide Sarchioni.

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ANOTHER POINT OF VIEW

Storie di architettura per immagini e parole

a cura di Emilia Giorgi

Giovanna Silva - giovedì 15 gennaio alle ore 18.30

Gianluigi Ricuperati - giovedì 29 gennaio alle ore 18:30

Angela Rui - giovedì 12 febbraio alle ore 18:30

Luca Garofalo - mercoledì 11 marzo alle ore 18:30

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Gruppo Nanou per Teatri di Vetro

 

Camera 208 17/09/2014

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Se nello spazio teatrale il tempo è detenuto dall’opera giacché questa intrattiene, delude, forza e sposta l’attenzione dello spettatore, il mio desiderio è tentare di restituire il tempo al fruitore. L’opera rimane lì: si lascia osservare. Il corpo non intrattiene più. Per corpo non intendo più solo quello umano. Il corpo è carne, luce, scena, suono. Il corpo serve per distrarre, per far spostare fisicamente lo spettatore e attrarlo verso la stanza a fianco perché possa procedere nel percorso che sceglie di compiere. Distrarre perché il corpo non è più l’opera, bensì un mezzo attraverso il quale si possa trovare l’opera che sta a lato, sfuggente, personale. È questo corpo che si mette a disposizione per creare l’ambiente, il paesaggio offerto. Distrarre. Penso sia una delle parole più importanti che ho trovato durante questi dieci anni di attività. L’erotismo che tanto ho inseguito, ora lo ritrovo chiaramente solo quando sono distratto. La distrazione che attrae, che sposta, che mi sposta verso un luogo che ancora non conosco fino a trascinarmi dove io desidero restare, liberamente. Per questo progetto ho bisogno di lasciare lo spazio teatrale per permettere di camminare tra le opere, come in uno spazio museale. È al museo che rivolgo lo sguardo perché le opere si lasciano guardare, permettono una relazione in cui l’abbandono, il muoversi oltre, è contemplato, tanto quanto il chiacchiericcio che si crea tra chi osserva insieme. Ho la necessità di lasciare lo spazio della platea che trattiene le persone sedute per accedere all’opportunità dell’incontro con l’altro che osserva con me in quell’istante senza il posto assegnato ma per condivisione di attrattive. Parlo dell’opportunità di costruire una comunità estemporanea in cui ogni individuo sia libero di scegliere. Offro l’opportunità del disordine perché ognuno possa trovare il suo posto esatto e mobile. Ho la necessità di lasciare che l’inizio e la fine siano dettati da una scelta personale. Rimane solo l’orario di apertura e l’orario di chiusura del luogo, il tempo di accesso. Il corpo come il dipinto abbandona il ritmo, abbandona la necessità di riflettersi in chi guarda.

da PiTTi | Piccoli Testi (non solo) Teorici a cura di Roberta Nicolai e Ludovica Marinucci TriangoloScalenoTeatro – Contrbuti degli artisti di Teatri di Vetro 8