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luca lagash + alex cremonesi

IO PUTTANA

 

Siccome io non spiego

Che cos’è l’amore

Ad ogni mio cliente

Che mi paga ad ore

Tu non raccontarmi

Cos’è una canzone

Ma dammi tre minuti

Che siano un’emozione

Siccome io non spiego

Che cos’è l’amore

A ognuno che mi prende

A ognuno che mi vuole

Tu non raccontarmi

Cosa pensa un cantautore

Ma dammi un ritornello

Spalancato sul mio cuore

Si continua a girare intorno all’oggetto del nostro amore, della nostra devozione con le parole, anziché sperimentarlo veramente.

Gli angeli trascorrono la loro esistenza facendo uno strepito che per noi è silenzio.
L’opera d’arte è l’inesplicabile dove tutto si spiega. È percepire lunghezze d’onda che alla coscienza comune non arrivano. Ciò che per tutti è muto è in realtà una voce, ciò che è silenzio è in realtà frastuono, perciò la parola che spiega è ridondante. Lo stesso Demiurgo che ha attuato la creazione non ha certo avuto bisogno di spiegarla.

In ebraico esistono due lati della parola: la amirà, la Parola che solo i Profeti possono cogliere; poi c’è il dibbur, che rappresenta quanto è detto in maniera percepibile.
C’è una formula usata di frequente dai Maestri: ki-vjakhol, “se così si può dire”. È una clausola di cautela, la quale avverte che il linguaggio raffigurando falsifica, e non può andare oltre l’allusione. È l’idea espressa da Kafka al termine del suo breve racconto intitolato “Prometeo”: “La leggenda tenta di spiegare l’inesplicabile. Poiché nasce da un fondo di verità non può che finire nell’inesplicabile”. Nel silenzio dell’inesplicabile.

È quanto esprime anche l’Infinito di Giacomo Leopardi, di cui Francesco De Sanctis scriveva: “Innanzi a lui non ci sono idee, ma ombre delle idee, non c’è il concetto dell’infinito e dell’eterno (...) perché non giunge fino al concetto e non dà alcuna spiegazione, vi alita per entro un certo spirito misterioso, proprio delle visioni religiose”.
Qui infatti non sono le lontananze dell’orizzonte a suggerire l’infinito ma anzi la loro esclusione, è la siepe che esclude l’orizzonte a darne il senso. È il limite vicino, posto dalla siepe, a preservare al nostro sguardo ravvicinato l’infinità dell’infinito. L’orizzonte sarebbe una falsa icona dell’infinito, in quanto non infinito. Così come tradizionalmente l’antico veggente non ha vista acuta, anzi è solitamente cieco; il profeta che opera con la parola non ha facilità di eloquio, anzi è balbuziente, impedito nel parlare, secondo il modello di Mosè, di Isaia, di Giona. È l’opera e non la parola, l’eloquio, la spiegazione su di essa a raffigurare la verità.


Gogol a suo tempo scriveva: “Io non voglio insegnare per mezzo dell’arte, l’arte è già un insegnamento”. Significa che, in un certo senso, è già simbolica. Spesso noi vorremmo che nelle nostre opere l’insegnamento fosse posto in primo piano, dimenticandoci del fatto che l’Arte è già questo. Non deve essere edificante, non deve essere retorica, non deve istruire, perché non vi è niente di peggiore di un uomo che ammaestra un altro.

INFO:

15 settembre h 19:00 - 16 settembre h 19:00

luca lagash + alex cremonesi

IO PUTTANA

Fondazione VOLUME!

via San Francesco di Sales, 86/88

00165 Roma

Tel. 06 6892431

Sito: www.fondazionevolume.com

Ufficio Stampa: Roberta Pucci – 340 8174090 press@fondazionevolume.com

  • Mostra: IO PUTTANA
  • Anno: 2017

Paolo Icaro

La Fondazione VOLUME! presenta Respiro, all'interno dell'esterno dell'interno…, un progetto di Paolo Icaro, a cura di Claudia Gioia, ideato appositamente per gli spazi di Via di San Francesco di Sales.

Paolo Icaro (Torino, 1936), protagonista delle ricerche artistiche degli anni Sessanta, ha assunto da subito una posizione originale nella storia dell'arte italiana e internazionale; vicino all’esperienza dell'Arte Povera ha sviluppato un proprio linguaggio che rinnova la definizione stessa di scultura.

Vissuto tra Roma, Torino, New York e Genova, trasferisce questa sua attitudine nomade alla ricerca sui materiali e sulla forma, sperimentando il divenire dell'azione scultorea in relazione allo spazio.

Per la Fondazione VOLUME! Icaro sceglie di interagire con la storia e la natura emotiva degli ambienti, con la superficie bianca e le sue stratificazioni di senso che evocano le infinite possibilità proprie di un materiale come il gesso, utilizzato in molte delle sue sculture.

L’artista riveste l’interno degli spazi di Via di San Francesco di Sales con teli di polietilene che accarezzano le pareti di VOLUME! facendosi epidermide sensibile e reattiva ad ogni alito di vento e al passaggio dello spettatore. Trasparenze e sovrapposizioni animano lo spazio che, attraverso l’intervento dell’artista, si trasforma in un luogo vivo, capace di restituire la memoria custodita dalle sue pareti.

In questa occasione l’artista reinterpreta alcuni elementi classici della sua poetica, continuando il percorso di sperimentazione sui materiali e sulla spazialità. L'uso della plastica, infatti, ricorda l'intervento realizzato a Roma nel 1968 per il Teatro delle mostre alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, quando decise di ritmare lo spazio espositivo con un telo di polietilene fustellato ( Buchi 1.000.000 + 1, 1968). E il lavoro Tenda nera (1968) dipinto da Icaro fino all'altezza massima raggiunta dalle sue braccia, con questo gesto l’artista trasforma il proprio corpo in unità di misura della superficie.

Mantenendo costante la sua attenzione alla percezione, ora Icaro propone un lavoro che, muovendosi sul fragile equilibrio tra opacità e trasparenza, accompagna lo spettatore in un'esperienza di attraversamento delle emozioni e dei ricordi. Veste e allo stesso tempo smaterializza lo spazio, procedendo per sottrazione elimina ogni inciampo e lascia che il tempo, sedimentatosi sulla ‘pelle’ di VOLUME!, diventi superficie liquida in continuo movimento. La scultura di Icaro dà vita a nuovi spazi e, liberata da aspirazioni di immutabilità ed eternità, ribadisce ancora una volta il legame tra arte e vita.

 

Paolo Icaro (Torino, 1936. Vive e lavora a Tavullia, Pesaro) partecipa negli anni Sessanta alla stagione germinale dell’Arte Povera e prende parte alle mostre più significative di quegli anni come:Arte Povera – Im Spazio, Galleria La Bertesca, Genova (1967); Teatro delle mostre, Galleria La Tartaruga, Roma (1968);Arte Povera più Azioni Povere, Amalfi (1968); Op Losse Schroeven. Situaties en cryptostructuren, Stedelijk Museum, Amsterdam (1969); When Attitudes Become Form, Kunsthalle Bern, Berna (1969). Nel 1971 si trasferisce negli Stati Uniti, in Connecticut, dove avvia una riflessione ambientale e performativa della sua pratica scultorea, vicina alle correnti dell’arte concettuale e dell’arte processuale. A partire dagli anni Ottanta, dopo il suo rientro in Italia, tiene numerose mostre personali in istituzioni quali: PAC – Padiglione d'Arte Contemporanea, Milano (1982); Palazzina dei Giardini, Modena (1987); Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento (1995). Nel 2011 partecipa alla 54. Biennale di Venezia. Nel 2014 realizza la mostra personale Appunti di viaggio 1967-2014 presso Peep Hole Milano. Nel 2016 è stato invitato alla XVI Quadriennale d’Arte di Roma e alla mostra L’Inarchiviabile, curata da Marco Scotini presso i Frigoriferi Milanesi. Sempre nel 2016 la monografia Faredisfarerifareevedere, curata da Lara Conte, è stata pubblicata e distribuita da Mousse Publishing. Recentemente ha inaugurato il suo progetto Un prato in quattro tempi presso il Chiostro dell’Università Statale di Milano.

  • Mostra: RESPIRO, ALL'INTERNO DELL'ESTERNO DELL'INTERNO...
  • Anno: 2017
  • Curatore: Claudia Gioia

Walid Raad

La Fondazione Volume! presenta Yet Another Letter to the Reader, un progetto di Walid Raad, (Chbanieh, Libano 1967), una delle voci più originali e autorevoli della scena artistica del Medio Oriente. 

Più di trenta casse, normalmente utilizzate per il trasporto e/o la conservazione delle opere d'arte, assemblate una sull'altra a comporre pareti e spazi, trasformano lo spazio espositivo della Fondazione Volume! in uno storage reale e immaginario. Un luogo che potrebbe essere stato abitato da un pittore inquieto che, come un Frenhofer contemporaneo, immerge i suoi pennelli nei  colori, tracciando linee e forme, non per la creazione del Capolavoro sconosciuto, ma per "cercare di rendere nuovamente disponibile (e per la prima volta)” - come ha detto Raad - opere d'arte che sono state colpite dall’invisibilità. Le casse di Raad sono come membrane sulla cui superficie sono visibili opere pittoriche. E sembrano essere disposte in modo arbitrario, legate solo dal fatto di "riprodurre" opere d'arte dipinte da artisti "Arabi". È chiaro che le opere in  superficie non necessariamente corrispondono ai contenuti delle casse, suscitando domande circa le relazioni tra l’interno e l’esterno, tra il contenitore e il contenuto. In questo labirinto mnemonico e visionario emergono frammenti di opere d'arte araba: Huguette Caland (Libano, 1931), Shakir Hassan Al Said (Iraq, 1925), Ibrahim el -Salahi (Sudan, 1930), Marwan Kassab Bachi (Siria, 1934), Inji Efflatoun (Egitto, 1924), Jafar Islah (Kuwait, 1946), Hamid Nada (Egitto, 1924), Hassan Sharif (Dubai, 1951), Khalil Gibran (Libano, 1883). Questi frammenti, come i pezzi di un puzzle, sono ora raccolti e sembra che abbiano trovato un rifugio a Roma. Ma, di nuovo, potrebbero disperdersi in qualsiasi momento.

  • Mostra: Yet Another Letter to the Reader
  • Anno: 2017
  • Curatore: Claudia Gioia

Fekix Schramm

Felix Schramm

Dal 1 dicembre 2016 al 13 gennaio 2017 la Fondazione VOLUME! presenta la nuova configurazione dei suoi spazi, frutto del lavoro di Felix Schramm, DUO, a cura di Davide Sarchioni e della Fondazione VOLUME!.

I muri dello spazio in Via San Francesco di Sales perdono la loro funzione di limite, la loro continuità viene interrotta ed esplodono in frammenti che si intersecano invadendo l’orizzonte visivo.

La dissoluzione delle strutture esistenti diviene costruzione di una scena da cui l’opera prende corpo, in cui ogni elemento è fortemente controllato dall’artista, a partire della fase progettuale, fino al completamento dell’opera stessa.
Schramm sottopone lo spazio ad una pressione fisica e partendo dalla struttura, principio fondamentale della sua azione, mette in moto un complesso sistema in cui architettura, luce e pittura si fondono nel tentativo di dare vita ad un’opera d’arte totale.
L’ambiente si fa scultura attraverso un’indagine sulle potenzialità della materia che cambia e si piega, in un processo che è sia di costruzione e di apertura, generando frammenti e spazi vuoti, sia di distorsione, tendendo le superfici ortogonali fino al punto di rottura.
Schramm agisce sull’architettura rendendola attraversabile, mette in comunicazione spazio reale e spazio illusorio, altera la percezione grazie alla compresenza di entità opposte e complementari: realtà e finzione, vuoto e pieno, luce e ombra. L’artista ripensa la sua opera mettendo in scena un ambiente che richiama le macchine barocche e gli sfondati illusori: l’opera rivela il contenuto delle pareti e mette in comunicazione gli spazi, creando una realtà non canonica, fatta di prospettive multiple e policentriche. Data l’impossibilità di un punto di vista univoco, lo spettatore è costretto ad un movimento continuo per indagare lo spazio e al confronto con sensazioni mutevoli fra attrazione e repulsione, meraviglia e inquietudine, scaturite da un forte coinvolgimento emotivo.


  • Mostra: Duo
  • Anno: 2016
  • Curatore: Davide Sarchioni e Fondazione VOLUME!

Branzi Andrea

Branzi Andrea

Andrea Branzi, progettista e teorico, nel 1966 è stato co-fondatore del gruppo Archizoom e del movimento radical, una delle esperienze più incisive e interessanti dell’architettura del Novecento a livello internazionale.

Invitato a confrontarsi con l’identità e gli ambienti della Fondazione VOLUME!, Branzi ha concepito l’opera come un saggio su una nuova "drammaturgia" del progetto, un manifesto scritto attraverso lo spazio e gli oggetti. Nodo centrale della mostra "Anime" è il tema del ciclo della vita e della morte in un continuo fluire. Un tema questo da sempre trascurato dalla disciplina del progetto e più che mai attuale oggi, in un pianeta popolato da 7 miliardi di persone e devastato da guerre di religione. La Fondazione VOLUME!, con la sua storia stratificata, e la città di Roma offrono a Branzi l’occasione di dialogare con le presenze più o meno sotterranee delle anime scomparse e della natura per proporre un messaggio quanto mai vitale. Branzi interviene sullo spazio espositivo per raccontare, attraverso i suoi oggetti - che non sono più strumenti di arredamento, ma testimoni parlanti del presente - storie e riflessioni sulla corrispondenza tra i concetti di vita e di morte. Durante l’inaugurazione sarà presente l’autore per raccontare lo spirito dell’operazione, attraverso una speciale visita guidata all’interno dell’installazione.

  • Mostra: Anime
  • Anno: 2016
  • Curatore: Emilia Giorgi

Cerio Stefano

Cerio Stefano

Le stanze dell’ex vetreria di Trastevere ospitano Chinese Fun, un progetto che Stefano Cerio (Roma, 1962) ha realizzato in Cina nel 2013, scegliendo di raccontare il Paese attraverso luoghi di divertimento di massa colti nell’attimo in cui non c’è traccia della figura umana. Spazi defunzionalizzati, nati per accogliere migliaia di persone, appaiono svuotati di senso e ritratti nella loro essenza surreale. Attraverso l’uso del banco ottico, poi, Stefano Cerio si riappropria di una lentezza ormai perduta, lontana dall’idea usuale che si ha dei parchi di divertimenti, aggiungendo un ulteriore elemento straniante. Quello di Cerio è uno sguardo sulla modernità, trattata come natura morta, in cui le costruzioni fuori misura, coloratissime e rese ancora più imponenti dalla frontalità del punto di vista, diventano emblema del vuoto che caratterizza il presente. La mostra si arricchisce di un ulteriore elemento grazie alla presenza di un video che offre una nuova visuale sulla realtà quotidiana della metropoli contemporanea.

  • Mostra: Chinese Fun
  • Anno: 2015

Fondazione VOLUME!

Fondazione VOLUME!

Il museo d’arte moderna e contemporanea di Saint-Etienne Metropole è felice di ospitare per la prima volta fuori dall’Italia e all’interno di un museo pubblico, la Fondazione VOLUME!, dal 13 giugno al 20 gennaio 2016. La Fondazione presenterà l'esposizione Passaggi dedicata all’attività che svolge dal 1997 nei suoi storici spazi romani.

La mostra sarà inaugurata il 12 giugno alle ore 18:30

Frutto della collaborazione di Francesco Nucci con alcuni dei più influenti intellettuali e artisti italiani, VOLUME! inizia il suo percorso votandosi alla libera rilettura delle sue stanze attraverso la creazione artistica. Nella Roma degli anni Novanta, VOLUME! trova una particolare collocazione, ravvivando il contesto culturale, come luogo dove gli artisti sono liberi di dar vita alla loro opera attraverso un complesso sistema di relazioni che si innescano tra spazio, lavoro ed esperienza. Passaggi si presenta come un percorso nella storia di VOLUME!, che prende forma nelle ampie sale del Museo, attraverso un villaggio fatto di piccole “unità abitative”. Il senso di questo elemento non è solo architettonico ma si ritrova in maniera trasversale, sia nella storia dello spazio espositivo ma anche come costante che ha spesso legato la tematica dell'opera al luogo. Ogni volume ospita una traccia del lavoro che l’artista ha realizzato negli spazi di via san Francesco di Sales, mantenendo la sua unicità e la sua transitorietà, e, allo stesso tempo, porta in superficie la memoria che si sedimenta sulle pareti di VOLUME!. In questa insolita occasione, ogni lavoro entra in relazione con l’altro non solo in una rete spaziale, ma ponendosi su uno stesso piano temporale. Tutto ciò rende ancor più evidente lo scopo principale della Fondazione, quello di essere luogo di totale libertà, in cui l’artista ha la possibilità di lavorare in totale autonomia, di modificare lo spazio senza condizionamenti, di rendere plastica la sua idea, e di offrirla, poi, al pubblico. Il percorso, progettato da Anomia studio, sarà, inoltre, accompagnato e sottolineato da alcuni lavori collocati sulle pareti dello spazio espositivo, contribuendo anche alla trasformazione totale del museo. Dal pavimento distrutto durante il primo intervento di Alfredo Pirri, alla caotica invasione di colore di Thomas Lange, lo spirito della Fondazione non è mai cambiato, confermato anche dalle mostre che si sono susseguite negli anni. Emblematiche sono l’iconica donna incinta protagonista dell’opera di Kounellis, le stanze dipinte di Gianni Dessì, i lavori alchemici di Gilberto Zorio, i segni scultorei di Nunzio e Bizhan Bassiri e quelli luminosi di Francois Morellet. E ancora le esperienze di Pizzi Cannella, Mimmo Paladino, Gregorio Botta, Arcangelo, Giuseppe Gallo, HH Lim, Bruno Ceccobelli, Marco Gastini, Michele Zaza, Elvio Chiricozzi, Giuseppe Maraniello, Balka e Pirri, o la distruzione operata da Pedro Cabrita Reis, i lavori sul tempo e la memoria di Christian Boltanski e Fabio Mauri, l’auto bruciata di Costa Vece, la riflessione sulla censura di Carlos Garaicoa e Gianfranco Baruchello, l’ambiente domestico di Flavio Favelli, il Tempio di Jimmie Durham, e anche lo studio dello spazio come corpo vivo di Jaume Plensa e Sissi. La libertà è inoltre sottolineata dalla grande differenza tra i lavori, dalla cannuccia nel muro di Olaf Nicolai, al tunnel di Rui Chafes, dalle piccole colonne di Michele De Lucchi, alle torri di Valery Koshlyakov, fino alle esperienze performative di Santiago Sierra e Regina Josè Galindo. La mostra, oltre a ricreare i lavori degli artisti, presenta le testimonianze ed i documenti raccolti in oltre 17 anni di attività, attraverso le fotografie di Claudio Abate, Rodolfo Fiorenza e Claudio Martinez ed i video documentari di Giada Colagrande, Valerio Pittiglio, Dafni & Papadatos. In occasione della mostra verrà realizzato un libro che racconta la vita di VOLUME! dal 1997 ad oggi con testi di Achille Bonito Oliva, Danilo Eccher, Lorand Hegyi, Lorenzo Benedetti, Silvano Manganaro, Silvia Marsano e un dialogo tra Francesco Nucci e Claudia Gioia.

Fondazione VOLUME! - Passaggi MAMC – Musée d’art moderne et contemporaine Saint-Etienne Metropole Opening 12 giugno h 18:30 13 giugno 2015 – 20 gennaio 2016 per info: http://www.mam-st-etienne.fr/

  • Mostra: Passaggi
  • Anno: 2015
  • Curatore: Fondazione VOLUME!

Scully Sean

Scully Sean

9 maggio – 22 novembre 2015

In occasione della 56 ° Esposizione Internazionale d'Arte - la Biennale di Venezia, la Fondazione VOLUME! con il supporto di Timothy Taylor Gallery di Londra e di Kewenig Galerie di Berlino, presenta Land Sea, una mostra di Sean Scully a cura di Danilo Eccher, allestita nella prestigiosa sede di Palazzo Falier dal 9 maggio al 22 novembre 2015.

Inserita all’interno della programmazione degli eventi collaterali della Biennale, la mostra presenta una vasta selezione di lavori monumentali realizzati per l’occasione, che rappresentano la ricerca che Scully ha intrapreso negli ultimi anni, contribuendo in maniera significativa al dibattito sull’importanza dell’arte astratta nella contemporaneità. In mostra la serie Doric (2010/13); opere ad olio su alluminio dove lo studio degli aspetti architettonici e l'approfondimento del ruolo della pittura geometrica si confrontano con le possibilità molteplici della sperimentazione cromatica. Inoltre, un numero selezionato di dipinti della serie Landline (2014) con larghe fasce orizzontali di blu e grigi che paiono librarsi una sull'altra; esplorazioni del concetto di paesaggio e di storia in una continua ibridazione di astrazione ed esperienza.

Quelle di Scully, come scrive Danilo Eccher, sono “opere che suggeriscono una dimensione poetica ma non sfuggono all’esperienza della luce, alla sua rifrangenza, alla sua dilatazione cromatica, affondando nella tradizione del colorismo veneziano e insistendo nel rigore di un concettualismo attuale”.
Il progetto veneziano ha portato l’artista a relazionarsi con i suoi ricordi legati alla città lagunare, ai colori e ai movimenti dell’acqua, ai mattoni ma anche con le suggestioni del luminismo di Tintoretto, con il tonalismo di Bellini e la materialità cromatica di Tiziano. Il lavoro di Sean Scully è presente in numerose collezioni pubbliche come Metropolitan Museum of Art, Museum of Modern Art, Solomon R. Guggenheim Museum, New York; National Gallery of Art, Corcoran Gallery of Art; Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, DC; Museo d'Arte Moderna di Fort Worth, Fort Worth; Tate, London; Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen K20K21, Düsseldorf; Albertina, Vienna; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; Instituto Valencia de Arte Moderno, Valencia. Sean Scully è stato eletto Accademico Reale nel 2013 è stato finalista per il Turner Prize due volte, nel 1989 e nel 1993. Una grande retrospettiva dedicata al suo lavoro è stata inaugurata presso il Museo Himalaya di Shanghai nel novembre 2014 e a Pechino nel febbraio 2015. Nato a Dublino nel 1945, vive e lavora tra New York, Barcellona e Monaco di Baviera.

La mostra sarà visitabile dal 9 maggio al 22 novembre 2015, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18.

Si ringraziano:

Timothy Taylor Gallery, Londra

Kewenig Galerie, Berlino

Ambiente e Arte


Per info: www.seanscullyvenice.com

  • Mostra: Land Sea
  • Anno: 2015
  • Curatore: Danilo Eccher

Di Martino Ra –  Proctor Ruth – Trevisani Luca – Manes Luca – Shoshan Assaf

Di Martino Ra – Proctor Ruth – Trevisani Luca – Manes Luca – Shoshan Assaf

La Fondazione VOLUME! presenta una rassegna di video arte, che per cinque settimane vedrà i lavori di cinque artisti inserirsi negli spazi di via San Francesco di Sales, per indagare le varie declinazioni di questo complesso linguaggio e le sue molteplici potenzialità. In questa ottica, sono stati invitati, Ruth Proctor, Rä di Martino, Luca Trevisani, Luca Manes e Assaf Shoshan, che si susseguiranno nella programmazione ogni martedì. Ispirandosi al noto brano di Domenico Modugno, il leit motiv che ha guidato la selezione delle opere è la meraviglia, intesa sia come capacità di osservare la realtà con stupore, passione e ironia, sia come volontà di denunciare o porre l’attenzione su dettagli poco visibili.

Ruth Proctor

Artista londinese, aprirà il programma della rassegna con tre video, uno dei quali realizzato appositamente per la mostra, intitolato Something wonderful will happen. Ironia e citazioni, dalle atmosfere legate all’estetica anni ’20, attraversano la produzione dell’artista sin dai suoi esordi. Il video, come materia che esprime al meglio l’idea di movimento continuo è scelto per dare perfetta forma alle performance che l’artista cattura su pellicola.

Rä Di Martino

Artista che gioca col mezzo cinematografico, scomponendone le dinamiche e mettendone in discussione non solo il linguaggio ma anche i meccanismi che internamente lo costituiscono. Preponderante in tutte le sue opere è il tentativo di dare al tempo un ritmo personale, sospendendolo e dilatandone talvolta la dimensione, in un immaginario che supera ogni definizione.

Luca Trevisani

Presenta un corpus di video realizzati nel corso degli ultimi anni, dal forte carattere scultoreo. Questo lavoro affronta tematiche come la trasformazione della materia e il rapporto con la natura, vista come flusso di eventi governati da una processualità osmotica e complessa. Attingendo dalle fonti più inaspettate, come testi scientifici, letteratura e storia ne restituisce i meccanismi attraverso la potenza e la spettacolarità delle immagini.

Luca Manes

Il suo lavoro mescola le peculiarità linguistiche della fotografia e del video, evidenziando le forme di rappresentazione del tempo e dello spazio. Entrambi i lavori esposti riflettono su questo dualismo anche attraverso la rielaborazione di tecniche utilizzate dai pionieri del cinema. Uno sguardo che da forma a livelli e strati più complessi della semplice percezione della realtà e dello spazio-tempo.

Assaf Shosan

Fotografo e videomaker israeliano, trapiantato in Francia e attualmente in residenza a Villa Medici. Il suo lavoro racconta storie di persone che vivono al confine, ritraendo situazioni di difficoltà con intenti non propriamente documentaristici. L’artista parte dalla sua stessa storia per riportare atmosfere in grado di suscitare una naturale immedesimazione e di stimolare una più ampia riflessione socio-politica.

  • Mostra: Meraviglioso ….ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia meraviglioso…
  • Anno: 2014
  • Curatore: Fondazione VOLUME!

Lange Thomas

Lange Thomas

La sfida affrontata dal pittore tedesco nella sua recente produzione, ed in particolare con questa opera, è quella di sperimentare una nuova possibilità interpretativa dello spazio declinando la propria prassi pittorica in un luogo architettonico tridimensionale, pur mantenendo fede alla sua cifra stilistica. Il concetto di Vuoto è liberamente ispirato al Caos delle antiche cosmologie greche per indicare il vuoto originario preesistente alla creazione del cosmo prima di costituirsi in forme stabili e definite. Nella filosofia antica il Caos è la materia informe e rozza a cui attinge il Demiurgo, un principio superiore per la costruzione del mondo ordinato. Per Lange il Vuoto è il caos della vita, una recondita dimensione ulteriore in cui si riversa disordinatamente il vissuto dell’artista manifestandosi attraverso la pittura in un’esplosione rutilante di colori e di immagini di attinenza memoriale. Con questo intervento l’artista ha immaginato di far entrare lo spettatore direttamente nel quadro, fra i meandri caotici della sua pittura, sollecitando un’interazione di impatto psicologico, ma anche fisica e sensoriale. L’idea di opera percorribile, nata incontrando le stanze di VOLUME!, prende forma attraverso un’azione pittorica straripante che si svolge come dialettica fra impulsi istintuali e lucida intenzionalità, ma mai in maniera totalmente astratta, coinvolgendo pareti, pavimento, soffitto e centinaia di elementi scultorei dispersi nello spazio, per tracciare un percorso ideale che dal caos conduce all’ordine. L’architettura si fa quadro, creando una cavità originaria, un “organismo” apparentemente informe e disorientante che è coerente con la volontà di Lange di far incontrare, in questa nuova fase della sua ricerca, la pittura con la terza dimensione attraverso un’azione impetuosa e trasfigurante.

  • Mostra: Vuoto
  • Anno: 2014
  • Curatore: Davide Sarchioni e Fondazione VOLUME!

Baruchello Gianfranco

Baruchello Gianfranco

Perdita di qualità, perdita di identità di Gianfranco Baruchello è un progetto che ridefinisce lo spazio come habitat della memoria. Il progetto nasce da un gruppo di fotografie segnaletiche contenute in un faldone dell’Archivio di Stato di Livorno: 400 fototessere di persone sorvegliate dalla polizia livornese tra gli anni ’30 e ’50, immagini, queste, che nel tempo hanno subito un naturale processo di deterioramento.A modificare l’ambiente, articolato in varie celle, sono quindi sedici di quelle fotografie divenute per l’occasione grandi ritratti fotografici. Alla componente visiva della mostra è affiancata una sonora: nell’ultima sala un testo di Antonio Gramsci viene rivisitato dall’artista, sottraendo alcune parole, e viene letto quasi sottovoce, registrato e diffuso come un mantra nello spazio di VOLUME!

  • Mostra: Perdita di qualità,
    perdita di identità
  • Anno: 2014
  • Curatore: Silvano Manganaro